Sabrina Silvaggi

Sono nato a Manfredonia, città di circa 60.000 abitanti. Amo la mia terra, anche se ormai da tempo vivo lontano da quel contesto sociale che mi ha formato. Considero l’essere nato lì sia una fortuna che al tempo stesso una sfortuna: una piccola città e le ridotte opportunità che offre, possono portare a farti poche domande su chi sei veramente e arrivare a definirti solo sulla base di quello che vuoi rappresentare per gli altri.

Andare via mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con altre realtà, permettendomi  di entrare in contatto con la fotografia. Attraverso di essa ho potuto indagare il rapporto tra il tessuto urbano e i suoi abitanti, documentando la realtà che ci circonda.

Studiando fotografia ho compreso come la forza di un’immagine risieda nella sua capacità evocativa e nella possibilità di toccare la sfera emotiva prima di quella razionale, producendo un cambiamento.

Un giorno mi piacerebbe essere il fotografo che crea quel cambiamento.

Sabrina Silvaggi – 32 km

«Una strada.

Un percorso prestabilito, una routine quotidiana, un flusso costante: parto, premo l’acceleratore, freno, arrivo.

Ma d’improvviso… deviazioni. Campagne con labili confini, centri abitati, periferie.

Momenti fugaci alla ricerca di presenze.

E di assenze.»

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