Michelle Berardinucci

Sono nata a Montreal (CANADA) nel 1978, la fotografia è sempre stata presente in famiglia grazie a mio padre, inizialmente per me era un gioco, un mezzo espressivo per condividere una passione con lui.

Ho sempre pensato che la fotografia servisse più a me di quanto io serva a lei, così un autoritratto si rivela un’esperienza sorprendente, una sorta di riconciliazione interiore.

Nel 2021 la partecipazione al Master di Primo Livello – Competenza e Identità presso la scuola di Meshroom ha rafforzato il mio interesse verso l’autoritratto e la sperimentazione, fornendomi le competenze necessarie per ricercare nuovi linguaggi.

Sperimentando la linea di confine tra realtà e finzione, tra vero o falso, continuo a giocare.

Ho sedici anni. Ho una piccola malattia che si chiama “adolescenza” e che si dice che passi da sola… 

Io provo a farla passare con le fotografie. Provo a indagare questa parte oscura fatta anche di autolesionismo, attacchi di panico, rapporti conflittuali con il cibo, asticelle alte e voti bassi. 

Con la mia fotocamera, per molto tempo l’unica compagna di viaggio dopo la separazione dei miei genitori, ho cercato di raccontare, prima a me stessa e forse anche ad altri nella speranza di essere ascoltata, il fallimento a cui assistevo impotente fuori e dentro di me, lo sgretolarsi della mia famiglia e insieme ad essa della mia persona. 

Ma come una bambina spensierata ho la speranza che tutto possa passare presto. E magari di dire ai miei coetanei che non c’è nulla di male nel far venire fuori quello che abbiamo dentro. 

Perchè se resta dentro fa male. Chi ha avuto “l’adolescenza” lo sa.


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