Francesca Ponzetti

Sono nata a Montreal (CANADA) nel 1978, la fotografia è sempre stata presente in famiglia grazie a mio padre, inizialmente per me era un gioco, un mezzo espressivo per condividere una passione con lui.

Ho sempre pensato che la fotografia servisse più a me di quanto io serva a lei, così un autoritratto si rivela un’esperienza sorprendente, una sorta di riconciliazione interiore.

Nel 2021 la partecipazione al Master di Primo Livello – Competenza e Identità presso la scuola di Meshroom ha rafforzato il mio interesse verso l’autoritratto e la sperimentazione, fornendomi le competenze necessarie per ricercare nuovi linguaggi.

Sperimentando la linea di confine tra realtà e finzione, tra vero o falso, continuo a giocare.

T(h)ree

Ho un problema con tutte le cose che finiscono, tanto che poco prima di qualunque fine, chiudo gli occhi e mi addormento nel tentativo di evitare il disagio che ogni perdita mi procura.

Devo essermi addormentata davvero un giorno e lungamente, tanto che quando mi sono svegliata ho trovato i miei genitori invecchiati, un amore grande finito, i miei figli cresciuti. Al mio risveglio, ad aspettarmi, era rimasta solo la nostalgia che nell’attesa s’era fatta carne, assomigliando sempre più ad una bambina che, nel suo vestito bianco, sembrava dirmi: “Ecco, guardami, questa sei tu”.

Quando sono rimasta sola ho avuto paura come hanno paura i bambini. È stato allora che la mia infanzia è tornata a trovarmi. Ero sola, eppure eravamo in tre.  

Il titolo, che gioca con le parole “tree” (albero) e “three” (tre), simboleggia sia le radici profonde e i rami che si estendono, sia la triade formata da me e i miei due figli. La presenza di questa dualità, tenuta insieme e distinta solo da una minuscola letterina senza suono, riflette il mio silenzioso viaggio dalla solitudine alla ritrovata connessione, dall’oscurità della paura alla luce della comprensione e dell’amore.


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